Logic time bomb

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Una logic bomb, chiamata anche slug code, è un pezzo di codice inserito in un’applicazione, virus o malware che implementa una funzione dannosa dopo un certo limite di tempo o in condizioni specifiche.

Queste “bombe” sono spesso usate tramite virus, worm e Trojan per gestire al meglio il tempo a disposizione e fare il massimo danno prima di essere notati. Eseguono azioni come corrompere o alterare i dati, riformattare un disco rigido e cancellare file importanti.

In questo articolo voglio spiegare cosa sia un bomba logica e offrire qualche suggerimento per prevenirne i danni.

Logic bomb virus

Cos’è un logic bomb virus?

Una bomba logica è spesso inserita in un virus o comunque in un file eseguibile. È composta da un codice malevolo che innesca un attacco quando vengono soddisfatte condizioni specifiche. Le condizioni possono essere positive (qualcosa che accade) oppure negative (qualcosa che non accade). Nel primo caso un esempio è quello dell’apertura di un programma, invece, un esempio di condizione negativa è un utente che non compie il login.

Le bombe logiche sono spesso installate da qualcuno con un accesso di alto livello, come un amministratore di sistema. Tale persona può causare il caos impostando questi codici su più sistemi e programmandoli per “esplodere” simultaneamente quando si verifica un certo evento. Per esempio, potrebbero azionarsi quando un certo dipendente viene rimosso dal database degli stipendiati, cioè quando viene licenziato.

Con il termine slag code ci si riferisce al codice manipolato che rende dannoso un programma altrimenti sicuro. Le versioni a tempo di bomba logica sono quelle più diffuse e utilizzano come condizione positiva il trascorrere di un certo lasso di tempo.

Qualunque sia il nome usato, il metodo di attacco è sempre chiaramente lo stesso: il codice rimane dormiente nel software infetto fino a quando non viene innescato. Gli attacchi comuni coinvolgono la corruzione dei dati, la cancellazione dei file e la cancellazione dei dischi rigidi.

Come funziona

Il modo in cui una logic bomb funziona dipende da chi l’ha ideata. Ogni bomba logica è unica, ed è per questo che sono difficili da tracciare. Di solito sono personalizzate per essere il meno rilevabili possibile. Spesso sono travestite per sembrare un tipico virus informatico o inserite in altri tipi di malware come i worm. Worm e virus sono diversi, ma le bombe logiche non si preoccupano della distinzione: possono causare danni attraverso entrambi.

Una bomba logica è effettivamente un malware? Poiché fanno parte di altri programmi, no, ma di solito hanno un intento maligno. Ecco perché gli slag code sono così difficili da rilevare. Inoltre, essendo “solo” codice, potenzialmente inseribile ovunque, mitigare il rischio è più complicato.

La cosa migliore da fare, come utente finale che potrebbe essere coinvolto in un attacco con una logic bomb, è quello di tenere gli occhi aperti e chiedere agli esperti IT della tua azienda di fare i controlli necessari in caso di dubbio. Il rischio è quello di far scattare la bomba involontariamente cercando di trovarla.

Esempi di attacchi

Le bombe logiche possono cambiare in modo impercettibile un frammento di codice in modo che appaia tecnicamente normale ad un sistema automatico di ricerca delle minacce, mentre sembrerebbe molto sospetto per un occhio umano. Nel 2016, un programmatore freelance ha volontariamente causato un malfunzionamento ricorrente dei fogli di calcolo in una filiale della società Siemens. La filiale lo ha continuato ad assumere per risolvere il problema che lui stesso aveva causato (Fonte). In questo caso, i dipendenti non sospettavano nulla fino a quando una fortunata coincidenza ha costretto il codice maligno a uscire allo scoperto.

Anche le aziende possono usare bombe logiche per violare i propri clienti. Nel 2005, Sony fu coinvolta in uno scandalo per aver rilasciato dei CD che scatenavano una bomba logica quando venivano inseriti in un computer. Lo slag code contenuti nei CD installava un rootkit che bloccava la capacità del PC di copiare i CD. (Fonte)

Un altro caso di alto profilo si è verificato nei primi anni 2000, quando un dipendente di UBS Global, arrabbiato per una disputa salariale, ha piazzato una bomba logica a tempo che ha causato più di tre milioni di dollari di danni. Un segno evidente che uno snippet di codice molto piccolo può causare una grande quantità di danni. (Fonte)

Nel 2013, un attacco con una bomba a tempo in Corea del Sud ha cancellato i dischi rigidi di diverse banche e società di trasmissione. Il gruppo responsabile dell’attacco ha messo la bomba a tempo all’interno di un malware che ha finito per infettare oltre 32.000 sistemi. Le bombe sono esplose tutte insieme, causando il caos in tutto il paese. (Fonte)

Logic bomb cover

Da dove vengono e come prevenire le logic bomb

Come abbiamo visto anche negli esempi, le bombe logiche sono tipicamente distribuite all’interno di una rete chiusa, come quella di un’azienda o di una filiale. Una delle probabili fonti è un dipendente scontento con accessi di amministratore, quindi un attento monitoraggio delle attività in uscita del personale dovrebbe rivelare qualsiasi attività sospetta. Ma non è tutto, le bombe logiche possono anche essere piazzate in allegati di email e download di file sospetti, quindi gli utenti dovrebbero essere vigili quando scelgono i file da scaricare.

Come abbiamo visto quando abbiamo parlato di phishing e di ingegneria sociale, la parte più hackerabile di un sistema, sono spesso gli user. Per questo una campagna preventiva è sempre un’ottima scelta. Prendersi cura del personale significa anche proporre dei training specifici tramite servizi di phishing etico.

Oltre alla prevenzione, è bene limitare i privilegi amministrativi a un gruppo selezionato di dipendenti in modo che sia meno probabile che qualcuno possa causare gravi danni alla rete con una bomba logica. Questo metodo preventivo, inoltre, riduce il numero dei sospetti in caso di attacco, rendendo l’appartenenza a quello specifico gruppo di dipendenti di per sé un deterrente contro gli attacchi interni.

La soluzione proposta da SOD

Dove la prevenzione fallisce e vincono invece gli hacker, è il campo ideale per implementare sistemi avanzati di monitoring e analisi.

SOD offre, per esempio, un sistema SIEM nella soluzione SOC as a Service. Tramite il SIEM vengono costantemente raccolte informazioni su quello che succede nella rete. Queste informazioni vengono poi arricchite con metadati contestuali per uniformarle e gestirle al meglio. Già questo è in grado di far scattare allarmi se alcuni eventi sospetti si verificassero. Ma se questo non bastasse, il SOC dispone anche di uno strumento di “User and Entity Behavior Analysis” (UEBA) che analizza il comportamento degli utenti e grazie all’interazione di una IA riesce a individuare comportamenti sospetti.

Se vuoi saperne di più riguardo al servizio SOC offerto, o se hai delle domande su come SOD può aiutarti a mantenere la tua azienda al sicuro, non esitare a contattarci. Saremo lieti di rispondere a ogni dubbio.

Link utili:

Mobile App Penetration Test & Code Review

Cos’è la Cyber Security? Definizione e proposte

Zombie Phishing protezione

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Dal nulla, qualcuno risponde a una conversazione email datata mesi fa. Si tratta di una conversazione vera che è realmente accaduta. Forse riguarda una riunione, un’opportunità di lavoro. Questa email sembra molto rilevante, ma attenzione, potrebbe essere zombie phishing.

Infatti, qualcosa non va, l’argomento discusso è passato da mesi e ora c’è uno strano messaggio di errore nel corpo della mail. Questa è una tattica subdola: far rivivere una conversazione via email morta da tempo.

Non il solito phishing

Il Cofense™ Phishing Defense Center™ (PDC) ha individuato nel 2018 una vasta campagna di Zombie Phishing. La truffa, come quasi ogni attacco di phishing, viene realizzata attraverso account di posta elettronica compromessi.

I truffatori si impadroniscono di un account email e rispondono a conversazioni già chiuse da tempo con un link di phishing o un allegato dannoso (per esempio malware o un keylogger). Dato che l’oggetto dell’email è solitamente rilevante per la vittima, è molto probabile che si verifichi un clic guidato dalla curiosità. Non scordiamoci, infatti, che la conversazione originale era già presente tra i messaggi ricevuti, è facile pensare che si tratti di un follow up o simili.

Questi attacchi di Zombie Phishing sembrano utilizzare URL di infezione generati automaticamente per eludere il rilevamento. Non ci sono due link uguali, inoltre, sono nascosti dietro messaggi di “errore” senza troppi fronzoli nel corpo del messaggio. Questo scenario fornendo uno schema di apparente legittimità per gli utenti che ne sono vittime.

Gli zombie in informatica

Nel settore informatico, uno zombie è un computer compromesso connesso alla rete. Lo stato di compromissione potrebbe essere dovuto a un hacker, un virus, un malware o un trojan horse.

La macchina infetta esegue compiti dannosi sotto una direzione remota. Le botnet di computer zombie sono spesso utilizzate per diffondere spam e-mail e lanciare attacchi di tipo denial-of-service (DoS).

Tipi di attacco

Ecco alcuni modelli osservati di Zombie Phishing che trasportano link dannosi. Un fattore distintivo era l’uso di due template grafici distinti contenenti messaggi di errore con pulsante o link.

Il messaggio recita qualcosa tipo “Messaggio incompleto” o “Impossibilità di mostrare tutto il messaggio”. Il link o pulsante invita a cliccare per vedere il messaggio originale. Ovviamente il click comporta solo l’installazione di un malware o altri eventi simili. Da notare che non sono stati individuati due link uguali, segno che probabilmente a generare gli indirizzi era un bot.

Un altro fattore comune è l’utilizzo di domini con TLD .icu. Questo è probabilmente un fattore che col tempo varia sensibilmente. Ecco alcuni dei domini riscontrati nella prima analisi del 2018:

Zombie phishing - domini originali
Fonte immagine Cofence™

Si è osservato che questi attacchi zombie phishing utilizzano loghi organizzativi ufficiali per aggiungere legittimità alle false pagine di login. Una pratica comune nelle tecniche di phishing che abbiamo già visto in altri articoli.

Le pagine di destinazione sono progettate per sembrare un portale online legittimo, compreso di logo dell’azienda e persino una favicon. In questi casi l’obiettivo finale è il furto di credenziali della vittima.

Inoltre, qualsiasi vittima che visita il sito web dannoso viene “marcata” utilizzando l’indirizzo IP dell’host come identificatore e, dopo aver inserito le credenziali, viene indirizzata allo stesso sito web di spam visto da altre vittime. Questo avviene spesso tramite link offuscati utilizzando accorciatori di URL (come hxxps://href[.]li/).

Se lo stesso host tenta di visitare di nuovo il link di phishing, la finta pagina di login viene saltata e si viene inoltrati direttamente alla pagina di spam. Questa marcatura e l’offuscamento dell’URL shortener aiuta gli aggressori a mantenere un basso profilo e a continuare la loro campagna senza sosta.

Conversation Hijacking

Zombie Phishing  protezione

La tattica del conversation hijacking non è affatto nuova e sta ora vivendo una nuova vita grazie al zombie phishing . I truffatori hanno dirottato account di posta elettronica compromessi per distribuire malware ed email di phishing come risposte a conversazioni concluse da anni ormai.

Questa tecnica è ancora popolare perché rende le vittime molto più propense a cliccare su link e scaricare o aprire i file. La soglia di attenzione contro i classici attacchi di phishing è abbassata quando i messaggi sono portati all’interno di conversazioni già nella loro casella di posta.

Un esempio datato un paio d’anni di questo è stata la botnet Geodo. Sostanzialmente si tratta di inserimento in thread di posta elettronica esistenti (conversation hijacking) per consegnare documenti dannosi. Questi, a loro volta, scaricano un campione di Geodo o altri malware come Ursnif, che secondo il Key4Biz era il più diffuso in Italia a giugno 2020.

Tuttavia, l’efficacia di questa tattica può dipendere molto dal contenuto delle conversazioni. Una risposta a un’email pubblicitaria automatica ha meno probabilità di provocare un’infezione rispetto a una risposta a un thread di supporto help-desk.

Sono state diverse le campagne zombie phishing di Geodo consistenti in risposte a email pubblicitarie automatizzate. Questo è indice del fatto che, in alcuni casi, le campagne consistono in risposte indiscriminate a tutte le email in una casella di posta. Dato che il volume di queste campagne di conversation hijacking è ancora relativamente basso, la portata ridotta di queste email è probabilmente limitata dal numero di conversazioni in corso.

Alcuni tipi di account hanno quindi maggiori probabilità di attirare l’attenzione diretta degli attori delle minacce e di indurli a investire ulteriori sforzi e tempo nello sviluppo di campagne di phishing uniche per quegli account.

Difesa dal zombie phishing

Ecco alcuni suggerimenti veloci per evitare di perdere le credenziali per un attacco Zombie Phishing:

  • Attenzione ai soggetti delle email che possono sembrare rilevanti ma che provengono da vecchie conversazioni
  • Fate attenzione a un eventuale messaggio di errore nel corpo del messaggio
  • Non fidatevi dei documenti allegati solo perché stanno rispondendo a una conversazione
  • Passate il mouse sopra i pulsanti o i link nei messaggi sospetti per controllare che non contengano domini sospetti

È stato osservato che queste campagne sono diventate sempre più intelligenti. Per combattere questo e altre forme di phishing, la formazione dei dipendenti è fondamentale.

Una forza lavoro adeguatamente formata è ciò che serve per difendere la tua organizzazione contro gli attacchi di Zombie Phishing.

SOD offre un servizio completo a riguardo. Cominciamo attaccando in modo controllato l’azienda, testando eventuali debolezze nella sicurezza o nel comportamento dei dipendenti. Successivamente viene progettata una formazione specifica per rimediare alle lacune e formare in modo completo il personale.

Per mantenere alte le difese, inoltre, il nostro SOCaaS comprende l’analisi del comportamento degli utenti, dei log delle macchine collegate e della rete in modo da individuare immediatamente tentativi di phishing.

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