Left of boom cover

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Quando parliamo di “left of boom” o “right of boom” ci riferiamo ad un concetto che all’apparenza può sembrare superficiale. Invece, è un potente strumento che offre la possibilità di analizzare i conflitti di sicurezza sia da un punto di vista offensivo che da uno difensivo. In una ipotetica linea temporale di un attacco, ciò che si trova alla sua sinistra (left of boom) si riferisce a quello che accade prima. Analogamente, ciò che sta alla destra, è quello che avviene dopo.

Nel linguaggio comune molto spesso anziché “boom” si utilizza il termine “bang”, ma il significato resta comunque invariato. Si tratta, in sostanza, dell’evento stesso intorno al quale si analizza il periodo precedente e successivo.

Quindi, “left of boom” è l’insieme di eventi che si verificano prima dell’attacco. “Right of boom”, invece, è l’insieme di eventi che seguono il “boom”. Questa è la differenza sostanziale tra i due termini. Se le azioni difensive riescono a rilevare gli eventi nel periodo “left of boom”, è possibile trovare e adottare soluzioni per prevedere quando accadrà il “boom”.

Rappresentazione visiva della timeline, dell’evento (Boom) e delle azioni o strumenti a destra e sinistra di esso.

Per una persona inesperta nell’ambito della sicurezza informatica, questi concetti riguardanti la linea temporale di un attacco informatico potrebbero non essere nemmeno presi in considerazione, per questo motivo molte aziende preferiscono avvalersi di un SOCaaS.

Left of Boom

Un buon penetration tester riesce a rilevare alcuni eventi di tipo “left of boom”, ma spesso si tralascia la raccolta di informazioni sulle minacce. Certe volte non è in grado di distinguere tra loro concetti come “ingegneria della sicurezza, scoperta e risoluzione delle vulnerabilità” da un “controllo di prevenzione automatizzato”.

Non esiste in realtà un vero strumento valido di prevenzione, più che altro i controlli di sicurezza sono controlli di rilevamento. Alcuni di questi controlli integrano dei meccanismi di risposta automatizzati che impediscono il susseguirsi di spiacevoli eventi.

Un’applicazione web che previene attacchi di tipo XSS o SQLI è davvero utile per rilevare input non validi e risponde scartando il contenuto prima che l’iniezione possa verificarsi.

Un firewall progettato per bloccare le porte rileva semplicemente il traffico indesiderato in relazione al protocollo usato per la connessione e al numero della porta verso la quale si desidera accedere, interrompendo e reimpostando la richiesta di connessione.

Questi esempi si legano bene al concetto di “right of boom”. I controlli di prevenzione rilevano il “boom”, l’evento, e rispondono immediatamente arginando i possibili danni. “Left of boom” e “right of boom” sono così vicini nella linea temporale che sono difficilmente distinguibili, fino a quando non si esegue un’analisi accurata degli eventi.

Questo è uno dei motivi per cui i professionisti, nell’ambito della sicurezza informatica, amano i controlli di prevenzione. Lavorano rapidamente per correggere gli errori prima che gli hacker riescano a raggiungere i loro obbiettivi, limitando i danni.

Un SOCaaS in questi casi è una delle soluzioni migliori da adottare per proteggere l’integrità di un sistema informatico.

Right of Boom

Generalmente minore è la distanza tra “right of boom” e il tempo di risposta ad una minaccia, minori sono le conseguenze provocate da un eventuale attacco informatico. Ovviamente questa è solo una considerazione logica, non vale come regola assoluta.

Per alcune violazioni, la linea temporale tra l’evento e l’eliminazione completa della minaccia è discutibile, poiché il rilevamento è avvenuto dopo che l’hacker ha raggiunto il suo obbiettivo. Se gli hacker riescono ad infiltrarsi nel sistema ma vengono fermati in tempo, non arrecando nessun danno all’infrastruttura. In questo secondo caso, quindi, non c’è il “boom” di cui stiamo parlando.

Un esempio di right of boom

Per spiegare meglio il concetto di “right of boom” potremmo prendere come esempio un comune “malware”. I malware generalmente vengono sviluppati per attaccare in massa molti dispositivi, senza tanta discrezione. Con “right of boom” ci riferiamo a quel periodo di tempo che è passato da quando è avvenuta l’infezione da parte del malware.

Se hai letto gli altri articoli pubblicati da noi avrai appreso come gli hacker utilizzano queste tipologie di infezioni allo scopo di raccogliere informazioni sensibili, che vengono rivendute ad un terzo soggetto. Se il “right of boom” è più breve del tempo che l’hacker impiega per vendere queste informazioni, il danno può essere contenuto.

I migliori sistemi di sicurezza riescono ad accorciare il tempo “right of boom” riuscendo a raccogliere informazioni sugli attaccanti nel “left of boom”. Ci si può riuscire implementando delle contromisure in base al modello di minaccia. Questi strumenti permettono di scansionare intere infrastrutture, osservando i nuovi indicatori di minaccia giorni o addirittura settimane prima che gli attacchi si distribuiscano.

Come abbiamo visto anche in altri articoli, non sempre gli attacchi si svolgono in breve tempo. È, anzi, più probabile che gli hacker coinvolti agiscano in un primo, lento, periodo solo per raccogliere le informazioni necessario per sferrare l’attacco. Nel periodo “right of boom”, tornano utili strumenti come la cyber threat intelligence e un team di threat hunting.

Left of boom strategy
Una strategia che prende in considerazione anche ciò che avviene prima di un attacco è molto più efficace.

Perché sono importanti i concetti “Right e Left of boom”

Se ci mettessimo nell’ottica dell’hacker, il concetto di “right of boom” e di “left of boom” può aiutare a decidere quale schema d’azione sia meglio intraprendere.

Supponiamo il caso in cui un hacker abbia a disposizione due metodi per potersi introdurre in un sistema informatico. Se uno dei due metodi potrebbe venire rilevato nel periodo “left of boom”, invece l’altro nel “right of boom”, è ovvio che l’hacker preferirà il secondo. Infatti, questo garantirebbe maggiori probabilità di successo dell’attacco.

Analogamente, tra due metodi che possono essere rilevati “right of boom” si sceglie quello che ha più possibilità di venir scoperto in ritardo. Più tempo passa dal boom alla rilevazione, maggiori sono le probabilità di successo. Questo tipo di ragionamento è importante per determinare quale tattica ha una linea temporale più ampia.

Ragionare in quest’ottica non è affatto semplice, richiede delle conoscenze avanzate da parte dell’esperto di sicurezza. Richiede inoltre il dover prendere in considerazione tutte quelle ipotesi che potrebbero potenzialmente determinare il successo dell’hacker.

Velocità

Un hacker è in grado di riuscire a prevedere se, utilizzando determinate tattiche, riuscirebbe a raggiungere l’obbiettivo più velocemente rispetto all’esperto che cerca di rilevare gli attacchi. Il “boom” è il primo contatto, nell’insieme delle tattiche d’intrusione utilizzate per accedere illegalmente ad un sistema informatico. Le rimanenti tattiche si collocano prima e dopo di esso.

Velocità e furtività solitamente si annullano a vicenda. Infatti, molto spesso si può essere più veloci sacrificando parte della furtività.

Velocità e furtività non vanno molto d’accordo quando parliamo di attacchi informatici. Essere furtivi, evitando di lasciare tracce, richiede più attenzione e quindi inevitabilmente anche più tempo. Tuttavia se lo scopo di un hacker non è un singolo obbiettivo ma una serie di più obbiettivi, l’essere veloci può rivelarsi efficace.

Per difendersi dagli attacchi, è possibile raccogliere gli indicatori di compromissione (IOC) per rimediare alle vulnerabilità presenti e per introdurre nuovi controlli di rilevamento, rendendo più sicuro il sistema informatico.

Conclusioni

È importante conoscere il concetto di linea temporale degli attacchi e abbiamo visto come i concetti di “left of boom” e “right of boom” influenzino i meccanismi di risposta alle minacce di intrusione.

I concetti che abbiamo visto in questo articolo, nonostante non aggiungano niente di concreto alle tecniche di difesa o di attacco di un sistema, offrono un punto di vista. Nella continua lotta tra hacker e operatori di sicurezza, avere una strategia vincente significa non solo disporre di strumenti efficienti, ma anche pianificare in modo dettagliato ogni dettaglio, prima e dopo gli attacchi.

Per sapere come un SOCaaS può aiutarti a monitorare l’infrastruttura aziendale e cogliere gli indizi “left of boom”, non esitare a contattarci, sapremo rispondere a ogni domanda e ti offriremo una soluzione per la tua azienda.

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In un altro articolo abbiamo già parlato della Cyber Threat Intelligence spiegando cos’è, come funziona e le sue varie tipologie. Oggi, invece, ci focalizzeremo più sull’importanza della Cyber Threat Intelligence, approfondendo come può essere utile alle aziende per fornire risposte in ambito di sicurezza, contenendo i rischi e fornendo informazioni che supportino la risposta agli incidenti.  

L’importanza della Cyber Threat Intelligence

In un mondo in cui le tecnologie e le minacce informatiche sono sempre in continua evoluzione, un’azienda non può permettersi di trascurare l’importanza della Cyber Threat Intelligence. Ogni giorno sul web avvengono innumerevoli attacchi informatici e furti di dati a danno di aziende e privati. Queste grandi quantità di informazioni, vengono poi catalogate e vendute illegalmente sul Dark Web.

Gli hacker sono soliti vendere informazioni in questa parte del web perché garantisce loro l’anonimato. Infatti, a differenza del web tradizionale, per poter accedere a questi luoghi virtuali, bisogna utilizzare un browser che mascheri il proprio indirizzo IP. Questo complica le attività di tracciamento dei criminali da parte delle autorità e rende il dark web un posto completamente anonimo.

Uno degli obbiettivi che si pone la CTI è quello di monitorare le informazioni presenti in questa grande parte del web a scopo analitico. Il fine è quello di prevenire e arginare i danni che questi dati potrebbero provocare.

Monitorare il Dark Web e il Deep Web

importanza cyber threat intelligence iceberg

Spesso, quando parliamo di Deep Web e di Dark Web, pensiamo che siano presenti solo ed esclusivamente attività illegali, ma non è corretto. Ci sono anche forum, blog e siti web che hanno il fine di divulgare informazioni difficilmente reperibili sul web tradizionale.

Purtroppo però, è anche vero che i criminali sfruttano questa sezione della rete per vendere ogni genere di informazione. Queste comprendono numeri di telefono, indirizzi email, dati bancari, documenti, passaporti, credenziali d’accesso amministrative di siti web. C’è praticamente di tutto.

Questo genere di informazioni, nelle mani di un malintenzionato (o di un competitor), potrebbe compromettere l’integrità di un’intera azienda, dei suoi dipendenti e dei suoi clienti. Le conseguenze provocate da una violazione di dati, potrebbero inoltre manifestarsi anche sotto forma di danni alla reputazione dell’azienda.

Quando un cliente fornisce ad un’azienda i suoi dati personali si aspetta che vengano trattati con il massimo rispetto. I clienti potrebbero sentirsi “traditi” dall’azienda che avrebbe dovuto garantire loro la sicurezza delle proprie informazioni personali.

Un esempio clamoroso è stato il furto di dati avvenuto nel 2019 ai danni di Facebook Inc. (Fonte)
Ben 533 milioni di dati personali appartenenti agli utilizzatori della piattaforma sono stati sottratti, suddivisi per 106 paesi e diffusi gratuitamente sul web portando nuovamente la società al centro di polemiche.

importanza cyber threat intelligence facebook

Le aziende che cercano di proteggere i dati dei propri clienti, fornitori e dipendenti investono in strumenti di analisi e monitoraggio.

Affidandosi a dei professionisti, è possibile ricevere tempestivamente un avviso ogni qualvolta che un’informazione sensibile viene pubblicata su un forum o su un sito web presente nel Dark Web. Per questo l’importanza della Cyber Threat Intelligence gioca un ruolo chiave nel ramo della sicurezza informatica aziendale.

Monitorare il Dark Web dunque, significa avere la possibilità di poter rilevare tempestivamente eventuali informazioni sensibili prima che esse possano causare problemi alle aziende.

Strumenti per monitorare il Dark Web

Essendo una porzione di internet difficilmente accessibile e non indicizzata dai motori di ricerca, analizzare e monitorare le risorse presenti sul Deep Web diventa più complicato. Per questo motivo ci vengono in aiuto diversi strumenti progettati con lo scopo di semplificare il processo di indagine e analisi.

Un software che potrebbe essere d’aiuto durante un’attività d’investigazione è Onionscan, un programma Open Source completamente gratuito.

Il progetto Onionscan e la CTI

Il progetto Onionscan si pone due obiettivi:

– Aiutare gli operatori a trovare e risolvere problemi di sicurezza operativa
– Aiutare i ricercatori a monitorare e tracciare i siti presenti nel Deep Web

Il software è scaricabile sulla pagina Github dedicata, contenente anche una guida per l’installazione e una lista delle dipendenze necessarie per eseguire il software.

Una volta installato, per poterlo utilizzare basta semplicemente digitare nella riga di comando:

onionscan nomesitowebdascansionare.onion

Certamente, il solo accesso a uno strumento come questo non basta a fornire una copertura efficace. Infatti, l’importanza della Cyber Threat Intelligence risiede in gran parte nel saper effettuare le ricerche e interpretare i dati.

Conclusioni

Abbiamo visto cos’è e come funziona un’attività di monitoring del Dark Web e soprattutto abbiamo iniziato a comprendere l’importanza della Cyber Threat Intelligence.

Investire in queste soluzioni garantisce un’ulteriore sicurezza all’azienda. Mettere al sicuro i dati dei propri clienti e dei propri dipendenti non può essere un optional, ogni azienda dovrebbe essere sensibile a queste tematiche ed investire le proprie risorse per prevenire spiacevoli situazioni.

SOD offre un servizio apposito che si prefigge proprio di fornire informazioni di CTI preziose per la difesa proattiva e la risoluzione di criticità prima che diventino dei veri problemi.

Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti non esitare a contattarci, siamo pronti a rispondere ad ogni tua domanda.

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Advanced Persistent Threat hacker

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Una advanced persistent threat (APT) è un termine ampio utilizzato per descrivere una campagna di attacco in cui un intruso, o un gruppo di intrusi, stabilisce una presenza illecita e a lungo termine su una rete al fine di estrarre dati altamente sensibili. Gli obiettivi di questi assalti, che sono scelti e studiati con molta attenzione, includono tipicamente grandi imprese o reti governative. Le conseguenze di tali intrusioni sono vaste, e includono:

– Furto di proprietà intellettuale (ad esempio, segreti commerciali o brevetti)
– Compromissione di informazioni sensibili (ad esempio, dati privati di dipendenti e utenti)
– Il sabotaggio di infrastrutture organizzative critiche (ad esempio, la cancellazione di database)
– Prendere il controllo totale del sito

L’esecuzione di un assalto APT richiede più risorse di un attacco standard alle applicazioni web. Gli autori sono di solito squadre di criminali informatici esperti che hanno un sostanziale sostegno finanziario. Alcuni attacchi APT sono finanziati dal governo e utilizzati come armi di guerra informatica.

Gli attacchi più comuni, come il Remote File Inclusion (RFI), la SQL injection e il cross-site scripting (XSS), sono frequentemente utilizzati dagli autori per stabilire un punto d’appoggio in una rete mirata. Poi, Trojan e backdoor shell sono spesso utilizzati per espandere quel punto d’appoggio e creare una presenza persistente all’interno del perimetro.

Advanced Persistent Threat Laptop

Progressione delle advanced persistent threat

Un attacco APT di successo può essere suddiviso in tre fasi: 1) infiltrazione nella rete, 2) espansione della presenza dell’attaccante e 3) estrazione dei dati accumulati, il tutto senza essere rilevato.

1. Infiltrazione nella rete

Come abbiamo detto, ogni advanced persistent threat parte da un’infiltrazione. Le aziende sono tipicamente infiltrate attraverso la compromissione di una delle seguenti aree: risorse web, risorse di rete o utenti umani autorizzati. Questo si ottiene sia attraverso upload maligni o attacchi di ingegneria sociale. Sono tutte minacce affrontate regolarmente dalle grandi organizzazioni.

Gli infiltrati possono eseguire contemporaneamente un attacco DDoS contro il loro obiettivo. Questo serve sia come cortina per distrarre il personale della rete sia come mezzo per indebolire un perimetro di sicurezza, rendendo più facile la violazione.

Una volta ottenuto l’accesso iniziale, gli aggressori installano rapidamente una shell-malware backdoor che garantisce l’accesso alla rete e permette operazioni remote e furtive. Le backdoor possono anche presentarsi sotto forma di Trojan mascherati da software legittimi.

2. Espansione della presenza

Dopo che il punto d’appoggio è stabilito, gli aggressori si muovono per ampliare la loro presenza all’interno della rete e quindi “creare” la advanced persistent threat vera e proprio.

Questo comporta lo spostamento verso l’alto della gerarchia di un’organizzazione, compromettendo i membri del personale con accesso ai dati più sensibili. Così facendo, gli attaccanti sono in grado di raccogliere informazioni aziendali critiche, comprese le informazioni sulla linea di prodotti, i dati dei dipendenti e i record finanziari.

A seconda dell’obiettivo finale dell’attacco, i dati accumulati possono essere venduti a un’impresa concorrente, alterati per sabotare la linea di prodotti di un’azienda o utilizzati per abbattere un’intera organizzazione. Se il sabotaggio è il motivo, questa fase viene utilizzata per ottenere sottilmente il controllo di più funzioni critiche e manipolarle in una sequenza specifica per causare il massimo danno.

Per esempio, gli aggressori potrebbero cancellare interi database all’interno di un’azienda e poi interrompere le comunicazioni di rete al fine di prolungare il processo di recupero.

3. Estrazione dei dati

Mentre un evento APT è in corso, le informazioni rubate sono tipicamente memorizzate in un luogo sicuro all’interno della rete assaltata. Una volta che sono stati raccolti abbastanza dati, i ladri devono estrarli senza essere rilevati.

Tipicamente, vengono utilizzate tattiche di white noise per distrarre il team di sicurezza in modo che le informazioni possano essere spostate fuori. Questo potrebbe prendere la forma di un attacco DDoS, ancora una volta legando il personale di rete e/o indebolendo le difese del sito per facilitare l’estrazione.

Advanced Persistent Threat hacker

Misure di sicurezza contro le advanced persistent threat

Un rilevamento e una protezione adeguati contro le APT richiedono un approccio multiplo da parte degli amministratori di rete, dei fornitori di sicurezza e dei singoli utenti.

Monitoraggio del traffico

Il monitoraggio del traffico in entrata e in uscita è considerato la pratica migliore per prevenire l’installazione di backdoor e bloccare l’estrazione di dati rubati. Ispezionare il traffico all’interno del perimetro aziendale di rete può anche aiutare ad avvisare il personale di sicurezza di qualsiasi comportamento insolito che può puntare ad attività dannose.

Un web application firewall (WAF) distribuito sul bordo della rete filtra il traffico verso i server web proteggendo così una delle vostre superfici di attacco più vulnerabili. Tra le altre funzioni, un WAF può aiutare ad eliminare gli attacchi a livello di applicazione, come gli attacchi RFI e SQL injection, comunemente utilizzati durante la fase di infiltrazione APT.

I servizi di monitoraggio del traffico interno, come i firewall di rete, sono l’altro lato di questa equazione. Essi possono fornire una visione granulare che mostra come gli utenti stanno interagendo all’interno della vostra rete, mentre aiutano a identificare le anomalie del traffico interno, (ad esempio, login irregolari o trasferimenti di dati insolitamente grandi). Quest’ultimo potrebbe segnalare un attacco APT in corso. È anche possibile monitorare l’accesso alle condivisioni di file o agli honeypots di sistema.

Infine, i servizi di monitoraggio del traffico in entrata potrebbero essere utili per rilevare e rimuovere le shell backdoor. Per un servizio di controllo a 360°, l’adozione del SOCaaS di SOD potrebbe fare al caso vostro.

Controllo degli accessi

Per gli attaccanti, i dipendenti dell’azienda rappresentano tipicamente il soft-spot più grande e vulnerabile nel vostro perimetro di sicurezza. Il più delle volte, questo è il motivo per cui gli utenti della vostra rete sono visti dagli intrusi come un facile gateway per infiltrarsi nelle vostre difese, mentre espandono la loro presa all’interno del vostro perimetro di sicurezza.

In questo caso, gli obiettivi probabili rientrano in una delle seguenti tre categorie:

Utenti disattenti che ignorano le politiche di sicurezza della rete e concedono inconsapevolmente l’accesso a potenziali minacce
Insider malintenzionati che abusano intenzionalmente delle loro credenziali per concedere l’accesso al criminale
Utenti compromessi i cui privilegi di accesso alla rete sono compromessi e utilizzati dagli aggressori

Lo sviluppo di controlli efficaci richiede una revisione completa di tutti i membri della vostra organizzazione, specialmente delle informazioni a cui hanno accesso. Per esempio, classificare i dati sulla need-to-know basis aiuta a bloccare la capacità di un intruso di dirottare le credenziali di accesso da un membro del personale di basso livello, usandole per accedere a materiali sensibili.

I punti chiave di accesso alla rete dovrebbero essere protetti con l’autenticazione a due fattori (2FA). Essa richiede agli utenti di utilizzare una seconda forma di verifica quando si accede alle aree sensibili (in genere un codice di accesso inviato al dispositivo mobile dell’utente). Questo impedisce ad attori non autorizzati, travestiti da utenti legittimi, di muoversi nella rete.

advanced persistent threat security

Misure ulteriori contro gli advanced persistent threat

Oltre alle già citate best practice per prevenire il verificarsi di un advanced persistent threat sulla rete aziendale, è bene intervenire su più fronti. In numerosi altri articoli abbiamo trattato quanto sia vantaggioso, per il team di sicurezza, avere un unico luogo in cui monitorare ogni punto della rete. Uno strumento eccellente per questo scopo è un SOC.

Il nostro SOCaaS offre tutte le funzionalità di un Centro Operativo di Sicurezza senza l’incombenza degli investimenti in attrezzature e personale specializzato. Inoltre, grazie alla tecnologia UEBA, non solo il nostro SOC è in grado di recuperare i log e archiviarli in modo sistematico, ma è anche attivamente coinvolto nell’individuare comportamenti sospetti degli utenti.

Queste caratteristiche sono ottime per aumentare la reattività del team di sicurezza e scongiurare anche i tentativi di advanced persistent threat ai danni della rete aziendale.

Per sapere come possiamo aiutare la vostra azienda a alzare la propria sicurezza, non esitare a contattarci, saremo lieti di rispondere a ogni domanda.

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Threat Intelligence Virtual

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I dati di threat intelligence forniscono alle aziende approfondimenti rilevanti e tempestivi necessari per comprendere, prevedere, rilevare e rispondere alle minacce alla sicurezza informatica. Le soluzioni di intelligence sulle minacce raccolgono, filtrano e analizzano grandi volumi di dati grezzi relativi a fonti esistenti o emergenti di minacce. Il risultato sono feed di threat intelligence e rapporti di gestione. I data scientist e i team di sicurezza utilizzano questi feed e report per sviluppare un programma con risposte mirate agli incidenti per attacchi specifici.

Tutti, dalla prevenzione delle frodi alle operazioni di sicurezza all’analisi dei rischi, traggono vantaggio dalla threat intelligence. Il software di intelligence sulle minacce fornisce visualizzazioni interattive e in tempo reale dei dati relativi alle minacce e alle vulnerabilità.

Il vantaggio offerto agli analisti ed esperti di sicurezza è evidente e serve a identificare facilmente e rapidamente i modelli degli attori delle minacce. Comprendere la fonte e l’obiettivo degli attacchi aiuta i capi d’azienda a mettere in atto difese efficaci per mitigare i rischi e proteggersi dalle attività che potrebbero avere un impatto negativo sull’azienda.

La cyber threat intelligence può essere classificata come strategica, tattica oppure operativa. Quella Strategica riguarda le capacità e gli intenti generali degli attacchi informatici. Di conseguenza anche lo sviluppo di strategie informate associate alla lotta contro le minacce a lungo termine. Quella Tattica riguarda le tecniche e le procedure che gli aggressori potrebbero utilizzare nelle operazioni quotidiane. Infine, la threat intelligence Operativa, fornisce informazioni altamente tecniche a livello forense riguardanti una specifica campagna di attacco.

Threat Intelligence Virtual

Il ciclo della threat intelligence

Le soluzioni di intelligence sulle minacce raccolgono dati grezzi sugli attori e le minacce da varie fonti. Questi dati vengono poi analizzati e filtrati per produrre feed e rapporti di gestione che contengono informazioni che possono essere utilizzate in soluzioni automatizzate di controllo della sicurezza. Lo scopo principale di questo tipo di sicurezza è quello di mantenere le organizzazioni informate sui rischi delle minacce persistenti avanzate, delle minacce zero-day e degli exploit, e su come proteggersi da esse.

Il ciclo di intelligence delle minacce informatiche consiste nelle seguenti fasi.

Pianificazione: I requisiti dei dati devono essere prima definiti.

Raccolta: Si raccolgono grandi quantità di dati grezzi da fonti interne ed esterne di threat intelligence.

Elaborazione: I dati grezzi sono filtrati, categorizzati e organizzati.

Analisi: Questo processo trasforma i dati grezzi in flussi di informazioni sulle minacce con l’uso di tecniche analitiche strutturate in tempo reale e aiuta gli analisti a individuare gli indicatori di compromissione (IOC).

Diffusione: I risultati dell’analisi vengono immediatamente condivisi con i professionisti della sicurezza informatica e gli analisti di threat intelligence.

Feedback: Se tutte le domande trovano risposta, il ciclo si conclude. Se ci sono nuovi requisiti, il ciclo ricomincia dalla fase di pianificazione.

Indicatori comuni di compromissione

Le aziende sono sempre più sotto pressione per gestire le vulnerabilità della sicurezza e il panorama delle minacce è in continua evoluzione. I feed di threat intelligence possono aiutare in questo processo identificando gli indicatori comuni di compromissione (IOC). Non solo, possono anche raccomandare i passi necessari per prevenire attacchi e infezioni. Alcuni degli indicatori di compromissione più comuni includono:

Indirizzi IP, URL e nomi di dominio: Un esempio potrebbe essere un malware che prende di mira un host interno che sta comunicando con un noto attore di minacce.

Indirizzi e-mail, oggetto delle e-mail, link e allegati: Un esempio potrebbe essere un tentativo di phishing che si basa su un utente ignaro che clicca su un link o un allegato e avvia un comando dannoso.

Chiavi di registro, nomi di file e hash di file e DLL: Un esempio potrebbe essere un attacco da un host esterno che è già stato segnalato per un comportamento nefasto o che è già infetto.

threat intelligence hacker

Quali strumenti per la threat intelligence

Il crescente aumento del malware e delle minacce informatiche ha portato a un’abbondanza di strumenti di threat intelligence che forniscono preziose informazioni per proteggere le aziende.

Questi strumenti si presentano sotto forma di piattaforme sia open source che proprietarie. Queste forniscono una serie di capacità di difesa contro le minacce informatiche, come l’analisi automatizzata dei rischi, la raccolta di dati privati, strumenti di ricerca rapida di threat intelligence, la segnalazione e condivisione di queste informazioni tra più utenti, avvisi curati, analisi dei rischi di vulnerabilità, monitoraggio del dark web, mitigazione automatizzata dei rischi, threat hunting e molto altro.

Abbiamo parlato di uno di questi strumenti in un altro articolo: il Mitre Att&ck. Questo è uno strumento molto utile per conoscere i comportamenti e le tecniche di attacco hacker. Questo grazie alle informazioni raccolte dalla threat intelligence e la conseguente condivisione. Un framework come questo è molto efficiente per creare meccanismi difensivi che consentono di mettere in sicurezza le infrastrutture aziendali.

Intelligenza artificiale e informazioni sulle minacce

Come abbiamo visto prima, la raccolta di informazioni da varie fonti non è altro che una delle fasi. Queste devono poi venire analizzate e successivamente elaborate in protocolli di controllo, per essere davvero utili per la sicurezza.

Per questo tipo di lavori di analisi, definizione di comportamenti baseline e controllo dei dati ci si affida sempre di più all’intelligenza artificiale e al deep learning. Un Next Generation SIEM, affiancato a una soluzione UEBA sono perfetti per questo tipo di protezione.

Il controllo del comportamento delle entità all’interno del perimetro effettuato dal UEBA è in grado di identificare ogni comportamento sospetto, in base alle informazioni raccolte e analizzate dal SIEM.

Conclusioni

Gli strumenti di difesa che abbiamo nominato sono il valore primario di un piano di sicurezza aziendale. Adottare soluzioni specifiche, implementare la threat intelligence e quindi una ricerca attiva degli indicatori di minacce, offre una posizione di vantaggio strategica. L’azienda può operare un passo avanti ai criminali, i quali possono far leva solo sull’effetto sorpresa contro le loro vittime. Proprio per questa situazione generale, ogni azienda dovrebbe essere nelle condizioni di non farsi cogliere alla sprovvista. Implementare soluzioni proattive è ormai necessario.

La threat intelligence è quindi un’arma da difesa dietro la quale mettere al riparo le risorse più importanti per poter lavorare in tranquillità.

Se vuoi sapere come possiamo aiutarti con i nostri servizi dedicati alla sicurezza, non esitare a contattarci, saremo lieti di rispondere a ogni domanda.

Link utili:

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Cyber Threat Intelligence (CTI) – maggiore efficacia per la sicurezza IT

Progetti di Secure Online Desktop

Cos’è la Cyber Security? Definizione e proposte

Prevenire il shoulder surfing e il furto di credenziali aziendali

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